Un’importante svolta potrebbe arrivare con la presidenza italiana del G20 che è stata inaugurata il primo dicembre: stando ai rumors che arrivano da Bruxelles, Giuseppe Conte adesso ha l’occasione di premere sull’importanza di un accordo per la tassazione dei giganti del web. D’altronde, che il 2021 possa essere l’anno zero di una nuova Europa anche da questo punto di vista, in un’ottica di maggiore inclusione e giustizia sociale, è opinione condivisa nel Parlamento europeo. Lo stesso ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, nell’incontro di qualche giorno fa con il collega francese Bruno Le Maire è stato chiaro: «Abbiamo discusso di un tema importante a livello globale ed europeo: quello della tassazione, della digital tax e del livello minimo di tassazione. Sono due pilastri su cui siamo impegnati in una battaglia comune per raggiungere un accordo a livello globale che come presidenza italiana del G20 vogliamo rilanciare». Come è noto, l’Unione europea è membro a pieno titolo del G20 insieme a tre dei suoi Stati membri: Francia, Germania e Italia ed è rappresentata ai vertici del G20 dal presidente della Commissione europea e dal presidente del Consiglio europeo.

Pertanto, le strade che ora si aprono sono due: giungere a un’intesa europea di modo che ci sia una politica fiscale condivisa, o agire autonomamente. La stessa Francia ha già deciso di tassare i colossi come Amazon, Google, Apple e gli altri gruppi con ricavi sopra i 750 milioni di euro, con un’imposta pari al 3% del fatturato che realizzano nel Paese. E su questa strada potrebbe adesso muoversi anche l’Italia: il governo Conte – secondo quanto risulta a Left – sta ragionando su una norma da inserire già in legge di Bilancio e che poi cesserebbe di esistere nel momento in cui dovesse esserci un’intesa sovranazionale. «Oggi più che mai occorre adeguare i criteri di tassazione e occorre farlo attraverso un’azione comune e condivisa a livello europeo» spiega Francesca Galizia, capogruppo M5s in commissione Politiche Ue alla Camera. Una delle idee su cui si starebbe ragionando è quella concepita da Leu: prevedere che tutte le piattaforme abbiano una sorta di partita Iva di modo da essere assoggettate al fisco.
La vera sfida, però, si gioca tra Ocse ed..

L’articolo prosegue su Left del 4-10 dicembre 2020

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