Il Covid-19 ha segnato duramente il 2020 prendendoci alle spalle. Per lunghi mesi i media mainstream hanno concentrato l’attenzione quasi esclusivamente sul ricco occidente, dove la pandemia ha mietuto più vittime e dove maggiori sono stati gli investimenti in ricerca per terapie e vaccini. Ma Left non ha mai perso il suo sguardo internazionalista e, in questo fine anno, augurando a tutti un 2021 di ripresa e rinascita, abbiamo voluto puntare il cannocchiale sul continente più giovane: quella sterminata Mother Africa (splendidamente rappresentata dall’artista Alexis Peskine in copertina) che forse anche per la bassa età media dei suoi abitanti sembra aver reagito meglio al Covid.

Con una serie di reportage e approfondimenti vi invitiamo a esplorare un continente vitale, ricchissimo di cultura, ma ancora pesantemente depredato dall’Occidente (anche per quando riguarda l’arte nonostante le pinocchiesche promesse di restituzioni); un continente in cui le conseguenze della pandemia si fanno sentire soprattutto dal punto di vista economico. Malnutrizione e rete sanitaria estremamente fragile, in molte aree, hanno determinato una drammatica crescita della mortalità infantile. Ebola e malaria non sono state ancora debellate. In questo 2020 il divario fra Sud e Nord del mondo si è ampliato, la disuguaglianza si è fatta più feroce.

Secondo le stime della Banca mondiale 10 milioni di africani si trovano in una condizione di estrema povertà proprio a causa delle conseguenze della pandemia. E questa è una questione che ci tocca tutti, non solo sul piano etico e morale. Il mondo è sempre più interconnesso e da questa crisi non si esce da soli. Con sguardo lucido il demografo Livi Bacci analizza qui quali sono stati gli effetti del necessario lockdown, che alcune forze politiche di destra vorrebbero trasformare in misure permanenti per blindare le frontiere. Se da un lato hanno limitato la circolazione del virus, dall’altro hanno bloccato i flussi migratori. Il risultato è una drastica riduzione delle rimesse che gli emigrati mandavano nel Paese d’origine. E gli effetti negativi si fanno sentire anche nei Paesi occidentali che hanno bisogno del lavoro dei migranti in una prospettiva di sviluppo. Ma non solo.

Non potersi spostare ha reso ancor più insostenibili le condizioni di vita di chi in Africa è minacciato da guerre e repressione. Purtroppo le aree di crisi e di tensione sono moltissime. E nuovi conflitti si sono aperti anche nei mesi scorsi. Pensiamo per esempio all’Etiopia dove il governo centrale è intervenuto contro il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè. Coautrice de L’Atlante dei conflitti, Alice Pistolesi traccia per Left una mappa delle aree più a rischio, mentre Chiara Cruciati accende i riflettori sui diritti negati al popolo Saharawi dal Marocco con la complicità degli Usa (un colpo di coda di Trump).

Impossibilità di fuggire dalla guerra, impossibilità di fuggire dalla miseria. Oltre che ingiusta e inumana è una prospettiva che ci condanna tutti alla stagnazione. «Già nelle più antiche narrazioni, dall’epopea di Gilgameš all’Odissea, l’uomo si confronta con l’alterità, da terre lontane e inesplorate, dallo straniero. L’alterità è il motore del processo creativo generativo, ciò che dà vita. L’altro è il motore del senso, l’alterità è il motore dell’umanità», scrivono Moni Ovadia e Caterina di Fazio di Agora Europe che tornano ad approfondire un tema cardine: il fondamentale diritto umano a potersi spostare, senza dover rischiare la vita dovendosi imbarcare su mezzi di fortuna.

Le politiche anti immigrazione peraltro non ci mettono al riparo dal Covid-19. Il fatto che siano diminuiti gli spostamenti non basta a fermare il contagio (come sappiamo dovuto più che altro ad assembramenti vacanzieri e sui mezzi di trasporto per andare al lavoro). Nessun Paese sarà al sicuro senza che tutti siano protetti. L’auto-isolamento non basta. Per arrivare alla cosiddetta immunità di gregge almeno il 60% della popolazione deve essere vaccinata. I vaccini del Covid-19 saranno distribuiti in modo veloce ed equo tra i vari Paesi, sia ad alto che a basso reddito? Per quanto 180 nazioni abbiano aderito al programma Covax, dicendosi pronte a contribuire per coprire il costo dei vaccini per i Paesi poveri, fin qui sono stati raccolti solo 2 miliardi di dollari. Intanto sono 9,8 miliardi le dosi prenotate per i Paesi ricchi.

L’Africa rischia di rimanere indietro. «È una storia, questa, già vista. I farmaci antiretrovirali, per esempio, per curare l’Hiv/Aids, sono entrati nel mercato a metà degli anni 90. I prezzi fissati dalle aziende erano fuori dalla portata degli Stati africani», denuncia Medici con l’Africa Cuamm. «Con il risultato che mentre nei Paesi ricchi si è assistito a un crollo dei decessi, in Africa la gente era “lasciata morire”». Tra il 1997 e il 2007, 12 milioni di africani sono morti in attesa che i farmaci salvavita venissero distribuiti nel continente.

«La diffusione e la distribuzione del vaccino – e delle migliori cure che la scienza va elaborando – richiedono alleanze globali, non egoismi, esigono politiche che realizzino l’accesso equo e tempestivo ai farmaci, basato sulla condivisione e non guidato da logiche di profitto», ha detto il presidente Mattarella in occasione dei tradizionali auguri per le feste. Facciamo nostre le sue parole: «La ricerca scientifica, gli straordinari progressi della tecnica permettono di continuare a guardare con ottimismo a un futuro ricco di opportunità a beneficio di tutti, purché si coltivi comune senso di responsabilità».

L’editoriale è tratto da Left del 23 dicembre 2020 – 7 gennaio 2021

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