Lanciata nella scorsa primavera e disponibile dall’1 giugno 2020, l’app Immuni era stata presentata come una delle armi che il governo italiano stava affilando contro la Covid-19, in parallelo con altri progetti simili di contact tracing sviluppati nel resto del mondo per fronteggiare la pandemia. Subito erano scoppiate le polemiche, tra fedelissimi dell’algoritmo salvatore e complottisti secondo cui l’app avrebbe potuto installarsi a nostra insaputa per defraudarci dei nostri dati sanitari. E poi c’era chi, come noi (v. Left dell’8 maggio 2020, ndr), semplicemente avanzava alcuni dubbi sulla reale efficacia e adeguatezza dello strumento. A ragione. Oggi quasi non se ne parla più, nessuno sembra interessarsi della sua funzionalità e del suo destino.

Per capire come stanno le cose, partiamo dai numeri che abbiamo a disposizione. Innanzitutto quelli delle comunicazioni di contatto stretto avvenute tramite app. Per avere un’idea di quanto (poco) incidano nella lotta alla pandemia, possiamo raffrontarli al numero di nuovi contagi da Covid-19, visto che non abbiamo a disposizione il numero totale dei contatti stretti rilevati nelle regioni italiane (che possono essere individuati non solo tramite app, ma anche tramite il tracciamento “analogico” operato dai Dipartimenti di prevenzione delle Asl).

Le regioni sul podio per numero di smartphone squillati a causa di Immuni nella settimana tra il 18 e il 24 gennaio sono…

L’editoriale è tratto da Left del 29 gennaio – 4 febbraio 2021

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