«Il 2 dicembre 2019 sei persone di origine siriana, due delle quali minori provenienti da Idlib, si trovavano nel bosco nei pressi di Pogledalo (Croazia). Impossibilitati a proseguire il cammino per le avverse condizioni atmosferiche contattavano la polizia croata, chiedendo aiuto. Sul posto giungevano tre agenti di polizia con un cane tipo belga Malinois, poi altri sette/otto agenti. Ignorando le richieste di asilo dei cittadini siriani, gli agenti urlavano ed imprecavano contro di loro e li costringevano a stendersi a terra, dando ordine al cane di attaccarli».
Questo un passo tratto dal dossier La rotta balcanica redatto dalla rete associativa RiVolti ai Balcani. Un documento prezioso, che ci è stato consegnato al termine della missione sul confine italo-sloveno. Un lavoro d’inchiesta fatto sul campo, testimonianza preziosa della vitalità e della voglia di non girarsi dall’altra parte delle associazioni triestine impegnate per garantire accoglienza e dignità.

Ci siamo recati sulla frontiera per capire meglio cosa sta accadendo sulla rotta. In Bosnia, in Croazia, e poi sul confine italo sloveno. E riporteremo a Bruxelles l’esito della missione con una specifica iniziativa parlamentare.
Siamo stati in Bosnia per capire come sia possibile accogliere le persone in transito in condizioni disumane, nonostante le cospicue risorse investite dall’Unione Europea. Dal 2018 l’Ue ha fornito 89 milioni di euro alla Bosnia-Erzegovina attraverso partner esecutivi per far fronte alle necessità immediate dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti. Questa cifra comprende anche i 13,8 milioni di euro in aiuti umanitari per fornire assistenza d’emergenza.

Dall’inizio del 2020 oltre 16mila persone sono arrivate in Bosnia. Si stima che vi siano circa 9mila rifugiati e migranti. Tra loro vi sono 500 minori non accompagnati. I posti letto disponibili nel Paese sono non più di 5mila.
Poi la tappa in Croazia, per verificare sul campo la veridicità delle tante testimonianze di migranti, anche minori, sulle violenze della polizia. L’atteggiamento arrogante che ha impedito, di fatto, a quattro europarlamentari di muoversi liberamente su territorio europeo è una pessima spia del modo di agire e pensare delle forze dell’ordine di quel Paese.
Tra gennaio 2019 e gennaio 2021 i volontari del Bvmn (Border violence monitoring network) hanno raccolto le testimonianze di 4.340 persone respinte da ufficiali della polizia croata (v. Left del 22 gennaio), 845 delle quali con uso di…

La versione integrale dell’articolo è pubblicata su Left del 5-11 febbraio 2021

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