A partire dalla crisi economica del 2008, e ancora oggi con la crisi sanitaria ed economica che attraversiamo, molti studiosi sono tornati al pensiero di Karl Marx. A distanza di oltre un secolo, la sua opera permette ancora un confronto franco con i paradossi della modernità, con le logiche che la attraversano e le criticità tutt’ora insuperate.
Stefano Petrucciani, filosofo e professore ordinario alla Sapienza università di Roma, conoscitore acuto dell’opera di Marx, ha pubblicato sul pensatore di Treviri numerosi libri e articoli. Dal 21 gennaio è in libreria Marx in dieci parole (Carocci), un testo che orienta all’interno del complesso itinerario marxiano e marxista, ricostruendo in tutta la sua vitalità un dibattito più attuale che mai.

«Oggi – ci dice Petrucciani -, almeno in Occidente, non ci sono più forze politiche organizzate di rilievo che assumano Marx come loro riferimento dottrinario». Questo offre ai lettori un vantaggio: «Finalmente possiamo affrontare questo grande pensatore al di fuori di un contesto che, pur valorizzandolo notevolmente, lo incapsulava entro delle strutture interpretative assai rigide, limitando la critica e la libertà scientifica». Evidenziare gli aspetti più promettenti e riflettere su quelli più contraddittori del pensiero marxiano offre al dibattito politico a sinistra nuovi compiti, inedite vie di emancipazione, nuove occasioni di confronto.

Professore, quali sono i temi più caldi a cui ancora oggi Marx ci impone di pensare?
Marx è stato un grande scienziato sociale, ha introdotto concetti fondamentali come quelli di classe e di ideologia. Ed è stato un grande studioso del capitalismo. La sua analisi del capitalismo si inscrive innegabilmente entro un orizzonte teorico i cui presupposti sono oggi rifiutati dal pensiero economico, come la teoria classica secondo cui il lavoro vivente dell’uomo è l’unica fonte di valore. E tuttavia è impossibile non riconoscere la rilevanza delle intuizioni di Marx intorno al modo di produzione capitalistico. Penso per esempio alla nozione di crisi come elemento fisiologico del capitalismo. L’economia capitalistica vive e si riproduce attraverso processi ciclici e attraverso passaggi di crisi. Non si tratta di una patologia evitabile: il capitalismo è un sistema dinamico, poiché mira a un’accumulazione indefinita di ricchezza; ma proprio questo lo rende strutturalmente instabile. In più, la crescita e lo sviluppo dell’innovazione innescati dall’economia capitalistica non comportano un aumento di opportunità di lavoro. Anzi, la diagnosi di Marx è che…

L’articolo prosegue su Left del 5-11 febbraio 2021

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO

Commenti

commenti