Si prega di non chiudere gli occhi sul numero crescente di disoccupati, nonostante il blocco dei licenziamenti: il 98% dei 101mila posti di lavoro andati perduti nel solo mese di dicembre 2020 erano occupati da donne. Si prega di non chiudere gli occhi sui femminicidi, lo scorso fine settimana in 24 ore son state uccise tre donne e sono già sette dall’inizio dell’anno. Si prega di non chiudere gli occhi sui problemi della giustizia e sul sovraffollamento nelle carceri focolai di contagio. Si prega di non chiudere gli occhi sui 92mila decessi per Covid in Italia. Continuano a morire quasi 400 persone ogni giorno. E intanto il ritorno in zona gialla suona come uno sciagurato “liberi tutti”. Mesi fa eravamo giustamente scioccati dalle bare che sfilavano a Bergamo, ma poi cosa è accaduto? Ci siamo assuefatti a questa contabilità della morte? Ci pare normale che anche a causa del ritardo nell’applicazione del piano vaccinale, non solo per il “ricatto delle multinazionali”, si proceda a singhiozzo con la somministrazione e si sia ancora enormemente lontani dall’immunità di gregge?

Con tutta evidenza qualcosa non ha funzionato a livello europeo e tanto meno ha funzionato in Italia. Il lavoro del governo Conte con il ministro Speranza, che abbiamo apprezzato nell’affrontare con onestà e impegno questa devastante pandemia, non è bastato. E la paralisi potrebbe proseguire se, nonostante i buoni propositi di Draghi di mettere al primo punto la lotta al Covid, il suo governo di larghissime intese imbarcasse davvero la Lega negazionista di Salvini che vorrebbe estendere a tutta Italia il fallimentare modello di sanità privata che tanti danni ha fatto in Lombardia; quel Salvini che continua a invocare la riapertura di tutto in nome della produzione, infischiandosene della salute dei cittadini (altro che «Prima gli italiani!»). Non basta la spolverata di finto europeismo che il leader leghista, folgorato sulla via del governo Draghi, si è dato nei giorni scorsi. Né basta a rassicurarci il primo no che l’ex governatore della Bce ha opposto alla Flat tax leghista. Serve un piano ben articolato e complesso per uscire dal pantano. Quello di Draghi comincerà ad avere linee più chiare nelle prossime settimane. Aspettiamo di poterlo valutare nel merito.

Noi pensiamo che non sia più rinviabile una riforma fiscale basata sul principio costituzionale della progressività, serve una riforma degli ammortizzatori sociali, una politica industriale in cui lo Stato affronti la questione dei lavoratori delle “aziende zombi”, che sopravvivono purtroppo solo nominalmente dopo la crisi, servono investimenti per creare nuovi posti di lavoro, non aiuti a pioggia, ma strumenti di protezione sociale e politiche attive del lavoro (solo per cominciare). Ma queste a ben vedere sono anche scelte politiche che chiedono una visione competente, ma soprattutto democratica e progressista. E poi c’è uno scoglio innegabile: per quanto autorevole, come farà Draghi a fare una sintesi fra ciò che insieme non può stare? è impossibile, oltreché ingiusto. Come si fa a mettere insieme la revisione dei decreti Salvini iniziata con il governo Conte II con le politiche dei porti chiusi del capo leghista? Come si fa a fare una sintesi fra chi vuole una transizione ecologica e sociale e chi vuole grandi opere impattanti e il ponte sullo Stretto? L’unica strada possibile dopo l’irresponsabile crisi innescata da Renzi forse sarebbe stata un governo di scopo per la vaccinazione di massa, la riapertura delle scuole e la consegna del Recovery plan, per poi andare al voto.

Le contraddizioni di un governo “di legislatura” che andrebbe da Leu alla Lega, passando per il Pd, i 5 Stelle e Forza Italia, sono feroci e inaccettabili. Destra e sinistra non sono uguali. Non è una questione astrattamente ideologica, ma di merito, di sostanza, tanto più in tempi di crisi sanitaria ed economica che ha ampliato le disuguaglianze, lasciando scoperte intere fasce di popolazione a cominciare dai giovani e dalle donne. Torniamo ad occuparci di questo tema con gli autorevoli contributi di Cesare Damiano e di Susanna Camusso e dando la parola a nuove, giovani leve del sindacato e attiviste, donne del Sud e immigrate che stanno facendo un coraggioso lavoro, anche provando a riscrivere, dal basso, il contratto nazionale per il lavoro di cura, fondamentale pilastro, accanto a quello dei medici e dei ricercatori in questi lunghi mesi di emergenza sanitaria, eppure non riconosciuto, sfruttato, sottopagato. Il lavoro dei sindacati, dei partiti, del Parlamento, la dialettica fra governo e opposizione (costruttiva) sono gli assi portanti su cui si deve basare la ricerca di una via di uscita dalla crisi. E in questo ultimo anno li abbiamo visti pericolosamente scivolare nell’ombra. Crediamo che sia un grave danno per la democrazia italiana.

Per quanto possa essere autorevole e competente non è l’uomo solo al comando la via di uscita. L’agiografia acritica e imbarazzante che sta dilagando da giorni su tutti i media mainstream non è informazione. E, a ben vedere, nuoce anche al lavoro di Mario Draghi.

L’articolo prosegue su Left del 12-18 febbraio 2021

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